Storia dell’Abbazia | Associazione Viviamo Summaga

Storia dell’Abbazia

BREVI MEMORIE DELL’ABBAZIA DI SUMMAGA.

Gianfrancesco Palladio asserisce che circa il tempo, in cui fioriva Alberico Vescovo di Concordia, fu eretto il monastero dell’Abbazia di Summaga, due miglia circa distante da Concordia, e ciò per opera di Azzone Conte di Canussio, il quale morì nell’anno 964. Ma s’è vero ciò che del Vescovo Volderico da noi si è narrato, vale a dire che quel monastero, nell’anno 1211, cioè 247 anni soltanto dopo la pretesa sua fondazione, da ogni parte consunto, per vetustà, minacciasse rovina, è probabile che molto tempo prima dell’anno 964 quell’edificio sia stato fondato.

Anco il Liruti confuta l’affermazione del Palladio ed argomenta che la fondazione del citato cenobio abbia avuto cominciamento almeno circa il secolo IX, e che da Vescovi Concordiesi abbia avuto quel monastero, se non la di lui origine, almeno il benessere.

Ma noi, in forza dell’adotto argomento, opiniamo che la detta Abbazia abbia avuto la sua erezione al tempo di Carlo Magno, in cui furono propagati in Italia i monaci Benedettini e ciò sia avvenuto a merito de’ Vescovi di Concordia, come è comprovato dalle successive ripetute loro donazioni a quel cenobio, valendo certamente queste a dimostrare ch’essi riguardavano quella chiesa, in certa guisa come loro filiale.

I detto monastero aveva dappresso un castello, come vedesi accennato in un Codice stampato in fine de’ Monumenti Forojuliensi del P. De Rubeis, e come scorgersi dall’alto terreno nel brolo e intorno alla chiesa che anticamente sarà stata cinta di fosse; poichè sappiamo dalla storia che nei secoli nono o decimo, per l’incursione degli Ungheri, chiese e monasteri si cingevano di fosse, di muri merlati e di torri.

Nella scarsezza di notizie di questa Badia, notiamo qui le seguenti conlato destro ordine cronologico, dichiarando altresì che nella storia dei Vescovi di Concordia scritta nell’Italia Sacra, in parecchi lunghi diplomi e documenti si leggono alcuni altri nomi di Abati di Summaga come testimoni, e de’ quali non abbiamo estratta memoria. Come si è narrato, nell’anno del Signore 1211, il Vescovo di Concordia Volderico concesse a Richiero Abate di Summaga la pieve di Quinto ossia Cinto, specialmente per ampliare la fabbrica della Chiesa e restaurazione di tutto il convento, che, da ogni parte consunto dalla vetustà, minacciava rovina e per sostentamento altresì de’ poveri pellegrini che ivi si accolgevano ed alimentavano.

Il Vescovo di Concordia Federico aumentò di concessioni e privilegi il monastero di Summaga, verso il quale fu pur generoso il Vescovo Alberto. Nell’anno 1294, come si è detto altrove, Jacopo Vescovo di Concordia confermò, con diploma del giorno 12 Agosto, tutto ciò che i Vescovi suio antecessori aveano conferito e largito a questo monastero, e sancì pure l’antico diritto di quest’Abbazia di godere dell’Avvocazia sopra i luoghi e terre dfa lei possese unitamente ad altre rendite e pertinenze.

Abbazia retroNel giorno 17 Ottobre 1311 Alberto Abate di Summaga fu Vicario generale del Patriarca Ottobuono, giusta quanto si è riferito nella Serie de’ Vescovi Concordiesi. Allorquando, nell’anno 1584, il Visitatore Apostolico Cesare Nores Vescovo di Parenzo visitò la Chiesa dell’Assunzione della B.V. di Summaga, leggesi ch’era Abate con cura d’anime Alessandro Roys, in altro documento onorato co’ titoli di molto magnifico e Reverendo Monsignore; ma da altre scritture apparisce ch’egli ne godeva il titolo ed altri le rendite. Queste appariscono in quell’anno dichiarate di ducati tremila in frumento e quartese. I frutti della medesima Badia, ne’ Libri Apostolici, erano tassati in cento fiorini d’oro: la tassa era per lopiù la terza parte del vero valore.

La Chiesa Abbaziale di S.Maria di Summaga, sino da quando era ufficiata da’ monaci Benedettini, aveva per la disciplina de’ tempi, a sè annessa ed inerente la cura spirituale dell’anime. Soppresso il convento, passò successivamente in commenda, ora ad uno, ora ad altro Prelato, che non facendo ivi la loro residenza, erano obbligati a mantenervi un Sacerdote o Vicario, il qual facesse in loro vece le funzioni tutte della parrocchia. Verso l’anno 1585 possedeva quest’Abbazia in titolo o commenda Agostino Valiero Cardinale, del titolo di S.Marco, Prete e Vescovo di Verona, il quale, vedendo che a tenere un Sacerdote mercenario non ottonevasi l’intento di adeguata assistenza a que’ parrochiani, pensò di fare che si fondasse co’ beni stessi dell’Abbazia un Vicariato perpetuo. Presentò quindi le sue istanze al Pontefice Sisto V., e questi con bolla 15 Luglio di quell’anno commise al Vescovo di Concordia Mons. Sanudo di dovere smembrar e separare dalla Mensa Abbaziale tanto la cura stessa che i fondi e proventi sufficenti a formar l’annua rendita di ducati cento d’oro: lo che fatto, devenir poi all’erezione e fondazione di un Vicariato perpetuo con cura d’anime, dandone all’ordinario del luogo la collazione, da esser fatta, a senso del Concilio, per via di concorso, e quanto alla dote di assegnare ed appropiar al Vicario in perpetuo i proventi suddetti, con una comoda abitazione, e inoltre le obblazioni e tutti gli altri emolumentiche diconsi incerti di stola; e ciò fu eseguito, in conformità eziando agli statuti e decreti del Veneto Senato.

Abbazia latoPer dare pertanto la debita esecuzione al Breve, istituì allora il Cardinale suo procuratore Don Panfilio Perini e sollecitò questi immediatamente l’Esecutore Apostolico a devenire colle forme, siccome fece in effetto, a tutti gli atti opportuni, essendo stato stabilito enfitenta del Vicariato il Commendatario pro tempore. Notiamo qui che il Vicario di Summaga esigeva annualmente dalle ville di Casal di Taù e Mazzolada alcune obblazioni in grano e vino, che, unite a quello che egli riscuoteva dall’Abbazia, gli servivano a sufficiente e congruo mantenimento: notiamo pure che le chiese di S. Martino di Pradipozzo e S. Maria di Lison erano e sono filiali della matrice di S. Maria di Summaga. Io vidi una scrittura datata da Portogruaro a’ 5 Maggio 1587, con cui Panfilo Perini, per il Cardinale e Vescovo di Verona e Abate di Summaga, Governatore di detta Abbazia, fece l’elezione di Valentino Flaborea in Capitano della villa di Summaga, con facoltà di esercitare la giurisdizione di essa villa a nome del medesimo Cardinale e Abate, così in civile come in criminale, amministrando ne’ giorni non feriati indifferentemente ragion e giustizia, sino a tanto che detta elezione avrà dallo stesso Cardinale ed Abate la sua conferma.

Summaga vanta fra i suoi Abati il sommo pontefice clemente XIII (CarloFacciata Rezzonico) il quale, mentre fruiva di questa Commenda, fece restaurare la Chiesa di Summaga, com’è manifesto dalla lapide in essa posta: “Templum Carolo Rezzonico S. R. E. Diacono Cardinali reparatum anno salutis MDCCXL”. A lui successe in tale Commenda il suo nipote Carlo Rezzonico, detto juniore, Cardinale del titolo di S. Marco, Vescovo di Porto e S. Ruffina e Camerlengo di S. R. Chiesa, che fu l’ultimo degli Abati commendatari di tale Badia, la quale fu soppressa alla di lui morte avvenuta in Roma nel 26 Gennaio 1799.

L’Abbazia di Summaga era distante da Udine miglia 27, pagava d’imposizione lire 43 soldi 8, dava in tempo di guerra cavalli numero due ed aveva sotto la sua giurisdizione ville numero tre, Volpare, Nojare, Summaga Abbazia e Villa. Aveva a’ tempi di Jacopo Valvasone di Maniaco:

Uomini di fazione…..182 Inutili…………………..401

Tratto da “Monumenti storici di Concordia, serie dei vescovi concordiesi ed annali della città di Portogruaro”. Antonio Zambaldi

Cenni storici sull’Abbazia di Summaga
Abbazia di Summaga.

Qualche secolo prima che sorgesse il comune di Portogruaro, i monaci benedettini dapprima si insediarono presso le risorgive del fiume Reghena (a Sesto nel secolo VIII) e, successivamente , nei pressi del tratto conclusivo dello stesso fiume (a Summaga), forse alla fine del primo millennio. Mentre contribuivano a bonificare ed a coltivare le terre, hanno favorito l’evangelizzazione di queste zone di campagna, pur vicine alla sede episcopale cittadina concordiese. I rapporti civili e religiosi con i vescovi di Concordia, tuttavia, riguardarono solo i monaci di Summaga, mentre quelli di Sesto rimasero legati piuttosto ai patriarchi d’Aquileia.

Del monastero benedettino di Summaga oggi rimane solo la chiesa abbaziale d’impianto originario romanico, con facciata palladiana neoclassica edificata in epoca più tarda. Gli altri edifici, che servivano ai monaci da ambienti di residenza, di lavoro e studio, sono deperiti e scomparsi nel tempo; i documenti ne attestano l’esistenza fino al secolo XVI.

La primitiva chiesa abbazile doveva essere più corta di quella visibile oggi. Era sorta nei pressi di un sacello alto medievale, sopra il quale è stata costruita la torre campanaria, prima di essere inglobato dalla chiesa romanica. Di recente negli ultimi anni – anche grazie al materiale documentario raccolto durante i restauri degli anni successivi degli anni ottanta – diversi studiosi si sono esercitati nell’analizzare lo stile della chiesa primitiva e dei suoi primi rifacimenti, ravvisando prestiti dell’architettura benedettina e di quella altoadriatica d’impronta bizantina.

Nel sacello è tuttora conservato il ciclo raffigurativo più antico dell’abbazia: nella parte inferiore c’è una decorazione monocroma a velari (simili a quelli della cripta della basilica d’Aquileia) con immagini allegoriche, mentre nella parte superiore e nell’introdosso dell’arco sono illustrate scene della storia della salvezza Eva ed Abramo, il Crocifisso e S. Pietro i simboli dei quattro evangelisti e l’Agnello.

Mentre l’abbazia di Summaga s’ingrandiva, acquisiva beni in diverse località vicine, ed in qualche caso sopra Pordenone (S. Leonardo e S. Martino di Campagna) e a Trieste. I suoi abati rivestivano ruoli civili importanti nell’ambito della diocesi di Concordia e della Patria del Friuli, e possedevano un palazzo entro le mura del neonato e dinamico Comune di Potogruaro.

Quando, del 1211, fu necessario restaurare il complesso abbaziale, la chiesa subì un ulteriore rimaneggiamento: fu allungata verso la facciata e si abbellì con l’esecuzione del grande affresco dell’abside centrale centrale da parte di Iohanes (Giovanni), pittore d’origine veneta Nella parte superiore e raffigurata Maria , madre di Dio, entro una mandorla sorretta da quattro angeli e contornata da due personaggi biblici (forse S. Givanni Battista e San Pietro). Nella parte centrale sono raffigurati Gesù Cristo e i dodici apostoli (secondo una tipologia analoga a quella della cattedrale di S. Giusto a Trieste). Nella parte inferiore è raffigurata la parabola evangelica delle ragazze stolte e delle ragazze sagge.

Altri affreschi delle pareti e delle colonne – dedicati a vari santi – sono stati eseguiti nei secoli successivi, fino al Cinquecento quando è stato dipinto l’affresco della Donna vestita di sole nel pilastro absidale sinistro.

Intanto, dal 1444 non vi era più comunità benedettina nel monastero di Summaga, che perciò era destinato ad un graduale deperimento. Il patrimonio fondiario dell’abbazia veniva gestito da abati commendatari, ecclesiastici che in genere provenivano dalle famiglie della grande aristocrazia veneziana: fra i primi vi fù il greco card. Bessarione; fra gli ultimi nel Settecento ci fu il card. Rezzonico (poi papa Clemente XIII). Intanto, la popolazione locale si dotava d’istituzione autonome, organizzandosi in forme di comune rurale, e alla fine del Cinquecento la cura d’anime venne affidata a preti della diocesi di Concordia.

All’epoca della commenda appartengono alcuni dipinti su tela, eseguiti soprattutto per i nuovi altari laterali, mentre gli affreschi venivano progressivamente coperti da intonaco. Il restauro settecentesco portò, tra l’altro, a togliere alcune colonne per dare spazio a questi altari laterali, ed alla costruzione della facciata attuale. Nel corso del Novecento attraverso una serie di restauri successivi, sono stati recuperati gli antichi affreschi, e sono state ripristinate, per quanto possibile, le linee romaniche della struttura interna della chiesa.

Intanto, con la fine del dominio della Serenissima, a fine settecento la commenda era stata soppressa; i suoi beni erano passati in gran parte al demanio pubblico; il vicario curato era divenuto a tutti gli effetti il parroco del paese; Summaga aveva tolto il volto di un villaggio agricolo divenuto frazione della vicina Portogruaro. Nel corso del Novecento il suo volto poco a poco è mutato notevolmente, come tanti altri paesi. Questa è storia d’oggi. Ma intanto la chiesa abbaziale resta il gioiello più prezioso del paese, fatto di pietre e colori che cantano in silenzio una storia millenaria di fede e lavoro, di acqua e terra, di continuità e trasformazioni.

Ruggero S.